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Lunedì 10 Dicembre 2018, ore 23.20
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La scuola chiede dignità. No al contratto in discussione all'ARAN

"Le ultime novità che provengono dall' Arana non sono confortanti". E' quanto dichiara Marcello Pacifico, presidente del sindacato della scuola Anief, durante un'intervista rilasciata a Teleborsa negli scorsi giorni.

"Dal punto di vista economico si ribadisce quanto già previsto dalla Legge di Stabilità e quind aumenti contrattuali per il 2018 di €85 che in realtà saranno a lordo/stato per dipendente €40; addirittura una miseria neanche €200 di arretrati complessivamente per il biennio precedente".

"Tutto questo quando questa cifra è ben tre volte lontana dall'aumento del costo della vita e quindi dall'aumento dell'infrazione registrato negli ultimi 10 anni che è l'unico parametro per stabilire se sono giuste le risorse messe in campo per valorizzare una professionalità o sono ingiuste - prosegue il presidente Pacifico - a questo si aggiungono addirittura voci allarmanti su nuovi carichi in capo alla formazione, in capo all'organizzazione del lavoro, con nuovi corsi obbligatori fuori dall'orario di servizio e anche nuovi compiti che i docenti e personale ATA dovrebbero svolgere senza corrispettivi economici".

"Un vero e proprio intervento a gamba tesa del governo, da questo punto di vista, senza alcuna contrattazione con i sindacati".
Così prosegue Pacifico specificando che "Anief invita tutti i sindacati rappresentativi in scadenza di mandato, perché bisogna ricordare che dal 17 al 19 aprile si vota e per la prima volta un nuovo sindacato ANIEF diventerà rappresentativo, di evitare di firmare un contratto perché appunto la rappresentatività è in scadenza e poi soprattuttorispettare quello che il diritto prevede, che la Costituzione prevede".

Fa saper il presidente del giovane sindacato, che si lavora per il progresso economico e sociale della nazione, che però "non si può inibire la professionalità e la dignità umana e sociale del personale, quindi chiediamo una rivisitazione di questa proposta di contratto perché a queste condizioni il contratto non si può firmare e come prima cosa andremo direttamente in Corte Costituzionale perché si deve sbloccare almeno l'indennità di vacanza contrattuale che è ferma dal 2008".
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