"È
stato finalmente sottoscritto questo contratto. Dico finalmente perché,
tra luglio e agosto, potranno partire gli aumenti e saranno corrisposti anche gli arretrati,
pari in media a 800-1.000 euro, oltre agli incrementi contrattuali previsti al netto dell'indennità di vacanza contrattuale, che si traducono in circa 140 euro medi in più in busta paga.
Sono aumenti giusti?
Certamente sono aumenti che rispondono alla necessità di mettere subito a disposizione risorse per contrastare l'aumento dell'inflazione, che negli ultimi mesi è purtroppo schizzata anche a causa della nuova guerra nel Golfo Persico". Lo ha dichiarato Marcello Pacifico, Presidente Anief.
"Chiediamo quindi al Governo che, nella prossima legge di bilancio,
tenga conto del fatto che i coefficienti dell'inflazione sono aumentati e che, di conseguenza, sia necessario incrementare anche le risorse già stanziate per il rinnovo contrattuale 2028-2030. Sarebbe importante poter arrivare già nel 2028 alla firma di un contratto in grado di recuperare integralmente l'inflazione registrata.
Ma non possiamo fermarci qui. È evidente che, nella prossima legge di bilancio, il Governo debba dare un segnale concreto a chi lavora nella scuola.
Venticinque anni fa chi lavorava nella scuola percepiva circa 1.000 euro in più rispetto a chi lavorava nei ministeri; oggi, invece, arriva a percepire fino a 10.000 euro in meno. Serve quindi un segnale forte, che significa destinare 2-3 miliardi di euro per iniziare ad aumentare alcune delle voci fisse della retribuzione del personale scolastico.
Nel frattempo prosegue il confronto sulla parte normativa del contratto.
ANIEF presenterà diverse proposte che riguarderanno il personale docente, il personale ATA, i DSGA e gli educatori. Abbiamo proposte che intendiamo portare avanti con l'obiettivo di migliorare i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori della scuola.Con questo si firma il
terzo contratto da quando ANIEF è rappresentativa, nell'arco di tre anni, ed è anche il primo contratto sottoscritto prima della sua scadenza, quello relativo al triennio 2025-2027. Questo significa che vogliamo che le risorse, invece di rimanere nelle casse dello Stato, finiscano nelle tasche dei lavoratori", conclude Pacifico.
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