In italia la mobilità sostenibile resta ancora lontana da un livello soddisfacente, mentre cresce la domanda potenziale di cambiamento che le politiche pubbliche cercano di intercettare. È la fotografia scattata dallo studio ‘Tendenze e prospettive della mobilità degli italiani’ condotto dall’Osservatorio Audimob di
Isfort e che ha aperto la prima, di due giornate, di
ECO - il Festival della
Mobilità Sostenibile e delle
Città Intelligenti.
Secondo lo studio nel 2025 il numero degli spostamenti giornalieri è cresciuto rispetto agli ultimi anni, ma non i km percorsi: l’automobile ha continuato a rappresentare
oltre il 60%, mentre il trasporto pubblico si è fermato
sotto il 10%; al tempo stesso è cresciuto il ricorso alle due ruote, come la moto o la bicicletta. L’indice di Mobilità Sostenibile si attesta al 34%, un valore identico a quello del 2000; quindi il livello complessivo di sostenibilità della mobilità degli italiani in 25 anni non ha compiuto grandi passi avanti, anche se il quadro però tende a variare sul territorio e presenta diverse eccezioni ‘virtuose’.
Secondo
Matteo Ricci, europarlamentare e Vicepresidente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo, “la transizione della mobilità si decide a Bruxelles, ma si fa nelle città (trasporto pubblico, ferroviario, qualità dell'aria e dello spazio). La partita vera è il
bilancio europeo 2028-2034: la proposta della Commissione destina ai trasporti meno di 34 miliardi in sette anni, una cifra irrisoria come quella prevista per l’alta velocità (81 miliardi contro i 500 che servirebbero). Serve poi che Comuni possano accedere direttamente alle risorse, senza filiere. La mobilità sostenibile è giustizia sociale e va garantita. In Europa lavoriamo per rafforzare i diritti dei passeggeri e affinché si continui a finanziare le infrastrutture dei territori. In Italia tutto ciò però passa come una spesa da comprimere, non come un investimento decisivo”, ha concluso.
Interessanti indicazioni emergono dall’altro indice fornito dallo studio, la
Propensione al Cambio Modale, l’indicatore che misura la differenza tra la quota di cittadini che, rispetto all’attuale utilizzo di un mezzo, dichiara di volerlo usare di più e quella di chi vorrebbe utilizzarlo di meno. Nel 2025 questo indice resta negativo per l’automobile (-10,8), mentre è positivo per mezzi pubblici (+13,8) e soprattutto per la bicicletta (+25,2). I dati indicano quindi l’esistenza di una domanda potenziale di cambiamento, ma con una disponibilità molto più marcata verso bicicletta e trasporto pubblico rispetto ai servizi di sharing che comunque crescono di 2,5 punti.
“La propensione al cambio modale ci dice che una parte degli italiani sarebbe disponibile a modificare le proprie abitudini di mobilità - ha sottolineato
Carlo Carminucci, Direttore della Ricerca di Isfort – Il desiderio di cambiare non si traduce automaticamente in un cambiamento dei comportamenti. Occorre creare le condizioni perché la disponibilità espressa dai cittadini possa trasformarsi in scelte concrete”
I risultati dello studio hanno alimentato dibattiti, approfondimenti e interviste che hanno messo a confronto istituzioni, imprese, esperti e rappresentanti del mondo della ricerca sui principali cambiamenti che stanno interessando il modo di muoversi e di vivere le città.
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