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L'Italia ha dimezzato i "Neet" in dieci anni, ma il 13% dei giovani è ancora improduttivo

Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo e la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi hanno presentato oggi a Milano gli esiti di un’indagine realizzata dagli studenti sul fenomeno dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, né studiano.

Il fenomeno in Italia è in forte diminuzione, ma continua a rappresentare una delle principali sfide sociali ed economiche del Paese. È quanto emerge dalla ricerca "La condizione NEET. Dati, cause e politiche di un fenomeno in calo". La ricerca, nata con il sostegno di Intesa Sanpaolo, è stata realizzata con interviste qualitative e analisi di dati provenienti da fonti ISTAT, Eurostat, INAPP, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e altri.

La tendenza alla riduzione dell’incidenza continua nei giovani tra i 15 e i 29 anni, si è passati infatti dal 25,7% del 2015 al 13,3 per cento nel 2025 (al terzo posto in Europa dopo Turchia e Romania). Quello dei Neet è un fenomeno sociale con significativi risvolti economici: 1,2 milioni di giovani inattivi non contribuiscono alla crescita del Paese, un potenziale inespresso che porterebbe ricadute positive su occupazione, benessere e produttività.

Lo studio evidenzia come non esista un unico profilo di Neet, individuando sei profili, alcuni dei quali difficili da intercettare: giovani con formazione bassa e poche risorse familiari, esposti al rischio di marginalità; laureati con aspettative elevate, che continuano a cercare un lavoro coerente con la propria formazione; iscritti che hanno interrotto gli studi; persone scoraggiate; lavoro sommerso o precario, che offre un livello minimo di autonomia economica senza costruire una posizione professionale stabile; donne fuori dal mercato per responsabilità di cura. Di loro il 35 per cento è disoccupato, mentre un ulteriore 33,3 per cento è disponibile al lavoro ma non lo cerca attivamente o non è immediatamente disponibile; il restante 31,7 per cento non cerca lavoro e non è disponibile a lavorare. In quest'ultimo segmento prevalgono le donne e, in oltre la metà dei casi, le madri, con la cura di figli e familiari come motivazione prevalente.

Il termine "inattivo" stesso suggerisce un'assenza di attività che nella vita quotidiana non sempre esiste. Chi assiste un familiare, svolge lavoro domestico, fa lavori occasionali, cerca lavoro senza passare dai canali formali o attraversa una fase di passaggio tra due percorsi condivide, sulla carta, la stessa condizione statistica, pur vivendo realtà sociali differenti. La risposta al problema, secondo quanto emerso dal convegno e dalla ricerca, richiede un approccio integrato che coinvolga istituzioni, scuole, imprese, terzo settore e comunità territoriali. Tra le iniziative presentate c'è ovviamente anche, ZeroNeet, il programma strategico promosso da Fondazione Cariplo in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo, nato per prevenire e contrastare il fenomeno dei giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi.

ZeroNeet che si compone di 6 grandi iniziative di prevenzione e di contrasto, a dopo poco più di un anno dal suo avvio sostiene 55 progetti finanziati da Regione Lombardia, coinvolgendo complessivamente 459 soggetti tra enti non profit, istituzioni pubbliche e realtà imprenditoriali. Attraverso tali progettazioni a fine 2028 si prevede di raggiungere e attivare più di 4.500 neet attraverso percorsi di orientamento, formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo.

Molti giovani che si trovano in condizione di inattività vivono situazioni di forte scoraggiamento e fragilità personale che richiedono, prima ancora della ricerca di un lavoro, la ricostruzione della fiducia nelle proprie capacità e nelle opportunità disponibili. In questa prospettiva, l'orientamento non consiste soltanto nell'indicare corsi o offerte professionali, ma nell'aiutare i ragazzi a individuare percorsi concreti e scelte possibili. Analogamente, è stato evidenziato come spesso il problema non sia l'assenza di competenze, bensì la difficoltà nel valorizzarle e comunicarle efficacemente attraverso strumenti come il curriculum vitae o il colloquio di selezione.

Durante il convegno Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale, ha affermato: "Contrastare il fenomeno delle persone NEET significa intervenire sulle competenze, ma anche aiutare i giovani a recuperare consapevolezza, fiducia nelle proprie capacità e una prospettiva per il futuro. Con il programma “Giovani e Lavoro”, Intesa Sanpaolo ha formato circa 6.000 giovani e l’80% ha raggiunto un’occupazione stabile. Per noi è fondamentale accompagnare e sostenere le nuove generazioni, offrendo loro strumenti e opportunità concrete per costruire il proprio percorso."

Rispetto alle disparità territoriali che riguardano il fenomeno dei Neet, Benedetta Angiari, coordinatrice del programma ZeroNeet di Fondazione Cariplo ha affermato: "non si può pensare di intervenire nella stessa maniera nei diversi territori, bisogna tenere conto di quelle che sono le condizioni di contesto. La Regione Lombardia, e il Nord Italia in generale, ha un tessuto di piccole e medie imprese di un certo tipo, il Sud Italia potrebbe fare leva su altri settori come quello del turismo e della ristorazione. In ogni caso, si tratta di un aspetto trasversale al territorio, ed è importantissimo raggiungere questi ragazzi, dargli fiducia, motivarli, aiutarli a trovare fiducia in se stessi, acquisire consapevolezza delle proprie competenze e fargli venire voglia di mettersi in gioco".

(Foto: Un momento della presentazione dello studio)
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